Macchine automatiche

Rallenta il tasso di crescita. E i margini sono in discesa

Il settore è comunque una delle eccellenze del tessuto economico bolognese.
Incrementi più contenuti rispetto al passato anche nell’occupazione

di Matteo Bigliardi e Federico Polini

Il settore delle macchine automatiche rappresenta un’eccellenza tale da aver ridefinito il tessuto industriale bolognese ‘packaging valley’, ricordando i successi delle aziende tecnologiche della ‘silicon valley’ sviluppatasi negli Stati Uniti intorno a San Francisco; non a caso, pur essendo uno dei settori più ristretti in termini di numerosità, comprende da diversi anni ben 3 delle prime 10 società della graduatoria.

Prima di iniziare l’analisi, è opportuno segnalare che nel corso dell’esercizio 2019 le due più grandi società del comparto hanno concluso alcune operazioni di M&A (Mergers and acquisitions), influenzando in modo rilevante i dati dell’intero settore.

Dopo nove anni caratterizzati da sostenuti incrementi, il tasso di crescita del 2019 ha decisamente rallentato il proprio ritmo: mentre nelle precedenti edizioni si registravano tassi di crescita sempre superiori al 5%, nel 2019 il fatturato aggregato di settore aumenta soltanto dell’1,4%, con un incremento mediano del 1,05%.

Tale dato, nel suo complesso stabile, deriva da una sostanziale spaccatura del campione in 2 parti: l’aumento del fatturato per il 50% delle imprese del campione è infatti compensato con la riduzione delle restanti aziende.

Allo stesso modo, anche gli altri indicatori dimensionali, come l’attivo patrimoniale e il numero medio dei dipendenti, evidenziano un trend analogo, con incrementi più contenuti rispetto al passato: a livello mediano, gli attivi sono in crescita del 2,66% ed il numero medio dei dipendenti del 2,7%, ma l’incremento complessivo di settore, in entrambi i casi, è quasi interamente spiegato dalla variazione registrata dalle società di più grandi dimensioni.

Come già rilevato nella scorsa edizione di Top 500 Bologna, e già anticipato in precedenza, emergono infatti ritmi di crescita differenti tra le aziende di maggiori dimensioni e quelle che invece hanno dimensioni più piccole.

Solo la metà delle imprese riesce a migliorare il proprio risultato netto d’esercizio

Sotto il profilo economico, pur mantenendo buoni livelli di redditività, il settore mostra segnali di rallentamento: i margini intermedi di conto economico Ebitda ed Ebit risultano infatti in calo, rispettivamente, per il 62% e per il 70% delle aziende.

Di conseguenza, soltanto la metà delle aziende del comparto delle macchine automatiche riesce a migliorare il proprio risultato netto di esercizio e, se non fosse per gli incrementi registrati dalle già citate prime due aziende della graduatoria, gli utili complessivi del settore risulterebbero in calo.

I principali indici reddituali proseguono l’andamento già rilevato nella scorsa edizione, risultando tutti in lieve calo rispetto al precedente esercizio: l’Ebitda Margin mediano scende al 8,2%, il Ros al 4,6% e il Roi al 3,7%, con riduzioni nell’ordine di mezzo punto percentuale.

Passando infine all’analisi del rischio finanziario, il settore presenta un valore mediano del rapporto di indebitamento in lieve aumento (1,9 contro 1,8 dell’anno precedente) e un valore dell’incidenza degli oneri finanziari sui ricavi che segue lo stesso trend (0,56% contro 0,48% dell’anno precedente). Entrambi i valori risultano comunque in linea con l’andamento storico di questo settore, che non ha mai evidenziato particolari segnali di rischiosità finanziaria.

La ‘packaging valley’ del territorio italiano

Pur essendo uno dei settori più ristretti in termini di numerosità, quello delle macchine automatiche comprende da diversi anni ben 3 delle prime 10 società della graduatoria. Non a caso Bologna è stata ribattezzata ‘packaging valley’.