Tessile e abbigliamento

Tanto dinamismo e varietà di risultati

Il fatturato del settore è tendenzialmente in aumento, ma solo il 46% delle aziende riesce ad aumentare i ricavi

di Matteo Bigliardi e Federico Polini

Anche nel 2019, il settore del Tessile e abbigliamento conferma alcune peculiarità già riscontrate nelle precedenti edizioni: l’elevato dinamismo delle società del settore, spesso interessate da operazioni straordinarie, e l’ampia varietà dei risultati riscontrati. Come nella scorsa edizione, al fine di poter identificare un andamento generale del settore, occorre preliminarmente evidenziare che l’analisi non può tenere conto dei dati di società i cui bilanci non risultano comparabili con l’esercizio precedente a causa di operazioni straordinarie che li hanno resi del tutto disomogenei e che potrebbero portare a considerazioni fuorvianti.

Sotto il profilo dimensionale, il fatturato del settore è tendenzialmente in aumento, sebbene soltanto il 46% delle aziende riesca ad aumentare i propri ricavi rispetto all’esercizio precedente. Il dato aggregato segna un +1,8% circa, con un incremento mediano del 2,6% circa (40,8 milioni di euro contro 39,8 milioni di euro), mentre negli altri quartili si osserva una tendenziale diminuzione. A livello aggregato, si rileva inoltre un incremento del 16% degli attivi patrimoniali, concentrato in particolare tra le aziende di maggiori dimensioni; infatti, a livello mediano, l’incremento è decisamente più contenuto (+1,9%). Tali dati contrastano con l’andamento dei valori del patrimonio netto, che a livello aggregato si riducono del 7,2% e a livello mediano del 3,3%.

I dati sull’occupazione registrano un incremento medio del 7,5% circa, con oltre due terzi delle società del campione che incrementa il proprio organico rispetto all’esercizio precedente. Gli occupati del settore complessivamente considerato sorpassano le 12.000 unità, con una media di circa 450 addetti per azienda.

I dati sull’occupazione registrano un incremento medio del 7,5%

Passando all’analisi della redditività, si rilevano alcuni segnali di rallentamento: i risultati netti di periodo risultano in calo per il 77% delle società del campione, con l’utile mediano che passa da 1,4 milioni di euro circa nel 2018 a 379 mila circa euro nel 2019. Resta comunque confortante osservare che il 73% delle aziende del campione chiude il bilancio 2019 con un risultato netto positivo. Allo stesso modo, risultano in diminuzione anche i risultati intermedi di conto economico: l’Ebit mediano passa da 1,33 milioni di euro a 961 mila e l’Ebitda mediano da 3,28 milioni a 2,45 milioni.

Gli andamenti sopra riportati trovano riscontro e coerenza anche negli indici reddituali: il Roi mediano del settore scende al 3,24%, contro il 6,63% del 2018, l’Ebitda Margin si attesta al 5,41%, contro il 7,62% del 2018 ed il Ros mediano scende al 3,25%, rispetto al 4,85% rilevato nel 2018. Per quanto riguarda infine l’analisi del rischio finanziario, non si rilevano particolari criticità: il rapporto di indebitamento risulta sostanzialmente stabile (1,35 il livello mediano 2019 contro 1,4 nell’esercizio precedente) mentre aumenta lievemente l’incidenza degli oneri finanziari sui ricavi (0,63% nel 2019 contro 0,40% nel 2018).

L’utile è in diminuzione

1. L’utile

I risultati netti di periodo risultano in calo per il 77% delle società del campione, con l’utile mediano che passa da 1,4 milioni di euro circa nel 2018 a 379 mila circa euro nel 2019.

2. Ebit e Ebitda

Risultano in diminuzione anche i risultati intermedi di conto economico: l’Ebit mediano passa da 1,33 milioni di euro a 961 mila e l’Ebitda mediano da 3,28 milioni a 2,45 milioni.

3. Rischio finanziario

Per quanto riguarda infine l’analisi del rischio finanziario, non si rilevano particolari criticità: il rapporto di indebitamento risulta sostanzialmente stabile (1,35 il livello mediano 2019 contro 1,4 nell’esercizio precedente).