Emilia Romagna

Dopo il crollo si punta alla crescita

L’anno scorso perso il 9,5% del Pil, per il 2021 si prevede un aumento del 5%. «Pronti alla ripartenza»

di Marco Principini

Un crollo della ricchezza prodotta nel 2020 che sfiora il 9,5% e una crescita quest’anno vicina al 5%. E’ la stima, per l’economia dell’Emilia Romagna, comunicata da Unioncamere ed elaborata su dati di Prometeia, società di studi economici. Lo scorso anno, secondo queste previsioni, il Pil dovrebbe essere sceso del 9,3%, in una forchetta tra il 9 e il 9,5%: peggio della media italiana, del 9%. Salvo poi garantirsi una ripresa più veloce nel 2021, con una salita del  4,8% (approssimativamente tra il 4,5 e il 5%) contro il 4,2%. Entrando nei dettagli dell’analisi, il 48,3% delle imprese, quasi una su due, ha problemi di liquidità. Tra i settori, nei primi tre trimestri le perdite di fatturato più drammatiche arrivano dalla ristorazione (-37,6%), dalla moda (-22,2%)   e   dalla  ceramica (-19,5%),  tengono l’agroalimentare (-0,6%) e la chimica (-1,5%).

In nove mesi il manifatturiero ha perso il 12% del fatturato, le costruzioni l’8%, il commercio il 7,9%, il turismo il 44%.

Unioncamere ha messo in fila questi dati presentando il rapporto 2020 sull’economia regionale. La sentenza è netta: «E’ difficile trovare un altro anno brutto come questo, bisogna tornare ai tempi della guerra», spiega Guido Caselli, direttore centro studi e vice segretario generale Unioncamere regionale. Vale per tutti e anche per una regione ‘locomotiva’ dell’economia italiana. L’export ha perso il 10,6%. In 12 mesi, dal 30 settembre 2019 al 30 settembre 2020, gli occupati sono calati di 41 mila unità, i disoccupati sono 29 mila in più su base annua. Un dato comunque ‘falsato’ dal blocco dei licenziamenti. Qualche segnale di luce arriva dal terzo trimestre, con un calo dell’attività economica su base annua più contenuto: «La nostra economia è pronta per la ripartenza, se si creano le condizioni per ripartire i motori sono ancora accesi», spiega Caselli. Fanno ben sperare le previsioni di 64 mila assunzioni nelle imprese emiliano-romagnole tra dicembre 2020 e febbraio 2021. Ma lo scenario difficile emerge anche dalla relazione di Prometeia che prevede una rincorsa lunga per arrivare ai livelli di Pil pre-Covid:

«Torneremo nel 2024 al 2019, ma lo sviluppo che abbiamo perso non ce lo ridà nessuno», avverte Massimo Guagnini, responsabile area Economie locali, stimando che fra quattro anni il Pil sarà del 2,4% più basso di quanto sarebbe stato senza pandemia.

Secondo il presidente di Unioncamere Emilia Romagna, Alberto Zambianchi, il contesto, è quello di «una situazione di pesante e diffusa crisi economica, causata dalla pandemia in un contesto generale di recessione internazionale che nel nostro Paese impatta con più forza».

Per fronteggiare la situazione, avverte, lavorare singolarmente non basta: «Oggi più che mai, di fronte alla situazione in cui siamo, qualsiasi cosa si possa pensare di fare per contribuire a superarla, soprattutto in ambito pubblico, è necessario non farla da soli, ma farla insieme». Da qui anche l’accordo quinquennale 2021-2025 con la Regione, che individua anche diversi ambiti di lavoro. A partire dalla trasformazione digitale del sistema produttivo, che «costituisce una vera priorità se vogliamo cogliere le opportunità presenti sui mercati globali». Poi c’è il nodo della semplificazione amministrativa: «Un obiettivo indispensabile da seguire con tenacia per abbattere quel pesante e inutile fardello di norme, procedure e vincoli che frenano l’agire della pubblica amministrazione». Gli altri fronti aperti sono l’internazionalizzazione, la necessità di far incontrare domanda e offerta di lavoro, la promozione della cultura d’impresa e la battaglia per la legalità: «In una regione a benessere diffuso come la nostra – sottolinea Zambianchi – l’arrivo di capitali di dubbia provenienza e la penetrazione di organizzazioni criminali nel nostro sistema economico e sociale costituiscono un rischio che non possiamo né vogliamo permetterci di correre».

Intanto, è stato lanciato un progetto pilota, ribattezzato ‘InBuyer 2020-21’, rivolto a imprese meccaniche emiliano-romagnole che potranno sfruttare una ‘vetrina virtuale’ per incontrare acquirenti internazionali e rafforzare l’export anche in tempo di pandemia. L’iniziativa è stata approvata dalla Giunta regionale che ha stanziato un finanziamento iniziale di 60.000 euro per il suo avvio. Il progetto prevede una sinergia tra Regione, Unioncamere dell’Emilia Romagna, il sistema camerale emiliano-romagnolo e Promos Italia e l’Agenzia italiana per l’internazionalizzazione: la prima sperimentazione dovrà svolgersi entro il primo quadrimestre 2021.

Nel dettaglio tra le 30 e le 60 imprese regionali potranno accedere alla piattaforma tecnologica digitale di Promos Italia, per realizzare incontri virtuali con una quindicina di buyer esteri.

L’attività è rivolta alle imprese del comparto della meccanica, in particolare alle filiere dell’agroalimentare, dell’automotive, del tessile e del packaging, della nautica e dell’aerospaziale.

FOCUS

Si tiene la posizione tra le realtà italiane che esportano di più

Dall’analisi di Unioncamere emerge che nei primi nove mesi del 2020 le esportazioni dell’Emilia Romagna sono state pari a 44,2 miliardi di euro, a fronte dei 49,4 miliardi dello stesso periodo dell’anno passato, per una riduzione del 10,6 %, una percentuale comunque inferiore alle aspettative dei primi mesi dell’anno e inferiore alla contrazione registrata a livello nazionale (-12,5 %). In termini comparativi, l’Emilia Romagna continua a mantenere la seconda posizione tra le maggiori regioni esportatrici del Paese alle spalle della sola Lombardia che possiede, però, un peso demografico doppio e che ha fatto registrare, invece, una contrazione superiore alla media nazionale (-13,4%).
Inevitabilmente
penalizzata dall’emergenza l’industria turistica regionale, che viveva una continua espansione, e per effetto della pandemia ha subito una contrazione degli arrivi di oltre il 44% e del 36,6% delle presenze.

IN PILLOLE

«Una situazione così ai tempi della guerra»

Gli occupati sono calati di 41mila unità ma fanno sperare le previsioni

1 – I numeri

Nel 2020 l’export ha perso il 10,6%. In 12 mesi, dal 30
settembre 2019 al 30 settembre 2020, gli occupati sono calati di 41 mila unità, i disoccupati sono 29 mila in più su base annua. Un dato comunque ‘falsato’ dal blocco dei licenziamenti.

2 – Futuro

Fanno sperare le previsioni di 64mila assunzioni nelle imprese emiliano romagnole tra dicembre 2020 e febbraio 2021. Ma lo scenario difficile emerge dalla relazione di Prometeia: si prevede una rincorsa lunga per arrivare
ai livelli di Pil pre-Covid.

3 – L’Analisi

Unioncamere (nella foto il presidente Alberto Zambianchi) ha messo in fila i dati presentando il rapporto sull’economia regionale. «E’ difficile trovare un altro anno brutto come questo, bisogna tornare ai tempi della guerra»

Marche

IMPEGNO
Il Centro Studi G. Tagliacarne ha realizzato uno studio per la Camera di Commercio e la Regione Marche dedicato all’economia marchigiana.
I dati sono stati presentati anche dal presidente delle Camere di commercio, Gino Sabatini (a destra).

Fino a giugno le imprese vedono nero

Il 40% prevede una riduzione della domanda, con conseguezne sulla liquidità. Per il 70% fatturati ko nel corso del 2020

di Marco Principini

La pandemia da Coronavirus ha colpito duramente l’economia marchigiana. Emerge dalla ricognizione statistica realizzata da Centro Studi G. Tagliacarne per la Camera di Commercio e la Regione Marche. Secondo la rilevazione, il 70,4% delle imprese ha dichiarato all’Istat una riduzione (o assenza) del fatturato nel periodo giugno-ottobre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 (la percentuale per l’Italia è del 70,3%).

I dati sono stati presentati dal presidente dell’ente camerale Gino Sabatini e dal vice presidente della Regione Mirco Carloni. A marzo-aprile la quota di imprese marchigiane in riduzione si attestava al 75% (Italia 71,6%). Si amplia la quota di imprese con fatturato stabile (19% contro un’Italia al 19,9%) o in aumento (10,6% vs. Italia 9,8). In particolare, il 6,4% dichiara un aumento del fatturato superiore al 10% (Italia 6%). Il 25,2% delle imprese marchigiane ha ridotto il proprio livello di investimenti nel semestre luglio-dicembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 (Italia 28,4%), il 23,4% lo ha mantenuto stabile (Italia 22,4%), mentre il 7,3% lo ha aumentato (Italia 6,5%). Tra i principali effetti dell’emergenza da Covid-19 fino a giugno 2021, per il 40,1% delle imprese marchigiane (Italia 37,6%) si assisterà a una riduzione della domanda nazionale dei beni o servizi (inclusa la domanda turistica), per il 38,1% si ridurrà la domanda a seguito delle restrizioni dovute all’attuazione dei protocolli sanitari (Italia 38,4%) e per il 33,3% si manifesteranno seri problemi di liquidità (Italia 33,5%) per far fronte alle spese correnti. Per questi motivi, il 63,4% delle imprese delle Marche prevede una riduzione o assenza di fatturato nel periodo dicembre 2020-febbraio 2021 rispetto allo stesso periodo a cavallo fra 2019 e 2020, in linea con la media italiana (63,6%). Nel 17,9% dei casi il valore del fatturato sarà stabile o aumenterà (Italia 17,0%).

Intanto nel 2020 si stima un calo in Italia del 17,2% delle iscrizioni di impresa nei registri camerali rispetto al 2019. Per le Marche nel complesso dell’anno si prevede   una   diminuzione  del -16,3% medio nazionale. Nel trimestre luglio-settembre 2020, le esportazioni marchigiane si attestano a oltre 2,9 miliardi di euro (2,7% del totale Italia), osservando una flessione rispetto allo stesso periodo del 2019 pari a -1,7% (Italia -4,9%). Calano anche le importazioni (Marche -19,4%; Italia -11,1%), ma la bilancia commerciale dovrebbe restare in attivo nel 2020. Nelle province l’export segna andamenti divergenti, con Pesaro e Urbino +2,4% e Ascoli Piceno +7,7% che registrano una dinamica favorevole, al contrario di Ancona -1,6%, Macerata -13,2% e Fermo -13,7%. Le imprese green marchigiane, invece, guardano con maggiore fiducia a un ritorno a livelli di produzione pre-Covid-19: il 35% già dal 2021 (non eco-investitrici: 23%) e un ulteriore 28% nel 2022 (non eco-investitrici: 24%).

Anche l’agricoltura è un settore nevralgico dell’economia marchigiana. E per fare il punto sul comparto al Castello di Frontone si è tenuta la prima giornata di lavori dell’Osservatorio regionale per le politiche agricole e lo sviluppo rurale, organismo permanente voluto dal vicepresidente e assessore all’Agricoltura Mirco Carloni per creare un’occasione di ascolto, raccogliere e condividere idee, esigenze, risposte sulle dinamiche dello sviluppo delle aree rurali. Ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquarolii: «L’agricoltura, oltre a favorire il turismo rurale, è una opportunità per il lavoro, uno strumento di valorizzazione e governo del territorio e di promozione dei nostri prodotti e rappre -23,8% (6.755 iscrizioni contro 8.869): il peggior dato tra tutte le regioni italiane, con un variazioni del -28,3% nel primo semestre e del 17,8% nel secondo. Tra le province, tutte con dati peggiori della media nazionale, Macerata (-27,0%) si è collocata al primo posto, seguita da Fermo (-24,6%, quarta a livello nazionale), Pesaro Urbino (-23,4%, decima a livello nazionale), Ancona (-22,3%) e Ascoli Piceno (-19,9%). Sul fronte delle cessazioni di impresa le Marche ne faranno registrare a fine anno circa 7.700, vale a dire -21,3% in meno rispetto al 2019 contro il senta un’eccellenza della storia della nostra regione recente e meno recente. È quindi chiaro che investire in agricoltura e creare una filiera di imprese agricole che riescano a eccellere, competere, internazionalizzarsi significa ristrutturare un settore intero che può portare il nostro territorio ad essere ulteriormente protagonista. Per essere competitivi dobbiamo però fare sistema, la sfida è questa. Avere tante piccole imprese non è un limite, ma diventa risorsa se queste si mettono insieme e collaborano. Compito della politica è creare le giuste sinergie e cooperazioni in una visione d’insieme non frammentaria che ricrei delle filiere che possano internazionalizzarsi, competere, fare reddito e creare occupazione». «Sostenere l’agricoltura significa dare forza all’economia delle aree interne come motore di sviluppo per la regione e l’Italia intera ha spiegato Carloni -. Crediamo molto in questa opportunità: il castello di Frontone alle pendici del Catria è un luogo simbolico da dove cominciare insieme questo percorso di inversione di tendenza: fare delle aree interne luoghi dove vivere una vita migliore in termini di qualità, ma anche sotto l’aspetto della crescita economica».

FOCUS

Investimenti ridotti

Al via gli stati generali dell’agricoltura

Ecco chi prova a ripartire

Il 25,2% delle imprese marchigiane ha ridotto il proprio livello di investimenti nel semestre luglio-dicembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, il 23,4% lo ha mantenuto stabile, mentre il 7,3%
lo ha aumentato.

Summit sui campi

L’agricoltura è un settore nevralgico per le Marche. E per fare il punto sul comparto al Castello di Frontone si è tenuta la prima giornata di lavori dell’Osservatorio regionale per le politiche agricole e lo sviluppo rurale.