«Nuove produzioni e investimenti in talenti»

di Gianpaolo Annese
PIANORO (Bologna)

Marchesini Group inaugura 5mila metri quadrati dedicati alla cosmetica. L’ad Cassani: «In corso un corposo piano di formazione»

Marchesini Group ha ufficializzato l’apertura della sua Beauty Division: 5mila metri quadri di nuovi stabilimenti costruiti all’interno del quartier generale di Pianoro, che ospiteranno uffici e reparto produttivo di tutta la galassia cosmetica del Gruppo.
La dimostrazione, nonostante la pandemia in corso, dell’ottimo stato di salute dell’azienda che progetta e costruisce macchine e linee personalizzate per il confezionamento dei prodotti farmaceutici e cosmetici. Con un fatturato di 430 milioni (dati 2019) e 2.000 dipendenti tra sedi italiane ed estere, Marchesini Group, guidata dall’amministratore delegato Pietro Cassani, è una delle aziende di riferimento della Packaging Valley emiliano romagnola. Fuori dall’Italia può contare su una rete di 35 agenzie che insieme a 14 società estere controllate permettono di essere presenti in oltre 116 Paesi del mondo.

Cassani, qual è la funzione della Beauty Division?
«Oltre ai macchinari Marchesini Group Beauty e alle tecnologie Dumek, Axomatic e V2 engineering – marchi del Made in Italy acquisiti nell’ultimo triennio con l’obiettivo di accrescere l’offerta di soluzioni per il confezionamento dei prodotti cosmetici – la Beauty Division integrerà una nuova azienda appena entrata a far parte del Gruppo: Cosmatic, una realtà nata e cresciuta nel distretto lombardo della cosmetica, specializzata nelle tecnologie per la produzione di rossetti e nel riempimento polveri cosmetiche».
Certo è che con l’obbligo di utilizzare le mascherine truccarsi è diventato meno necessario.
«Indubbiamente l’utilizzo delle mascherine ha ridotto l’acquisto di rossetti e altri prodotti per il make-up, ma abbiamo comunque individuato in Cosmatic un partner che possiede un knowhow in grado di permetterci di raggiungere nel 2021 l’obiettivo che ci siamo prefissi: replicare nel segmento cosmetico ciò che già facciamo per il comparto farmaceutico, ovvero creare intere linee di produzione in grado di eseguire tutte le operazioni richieste dal cliente, dal processo del prodotto fino al suo confezionamento finale. Siamo certi che, non appena la crisi pandemica inizierà a placarsi, ci sarà un effetto rialzo su beni di largo utilizzo come quelli per il make-up».
A proposito di Covid, com’è andato il 2020 e che aspettative avete per quest’anno?
«Abbiamo cercato di essere sempre al fianco dei nostri collaboratori e dei clienti. Abbiamo lanciato una serie di iniziative come il servizio di educatori a domicilio per i collaboratori con figli piccoli, indispensabile considerato che siamo ricorsi pochissimo allo smart working. Nostre macchine sono presenti negli stabilimenti di un cliente russo che confeziona il vaccino Sputnik e in quelli di un cliente messicano che confeziona il siero di AstraZeneca. Tutto sommato, non ci siamo mai fermati. Guardiamo al 2021 con pacato ottimismo».
Allargando il discorso, una delle criticità riscontrate nel settore macchinari è la difficoltà a fornire assistenza ai clienti in questo periodo di limitazioni negli spostamenti. Il vostro Gruppo come ha risolto questo problema?
«Per continuare ad offrire la massima assistenza ai clienti nell’attuale contesto internazionale abbiamo consolidato i servizi a supporto delle attività di post-vendita a distanza. Per la loro gestione è stata costituita una struttura chiamata X-CARE con il compito di orchestrare tutte le procedure di collaudo da remoto necessarie in questi tempi eccezionali. Il risultato finale è un kit completo di servizi utilizzabili anche singolarmente, che rimarranno attivi anche quando la situazione sanitaria sarà tornata alla normalità».
Può fare degli esempi?
«Nel periodo marzo-novembre Marchesini Group ha eseguito novanta X-FAT, che hanno permesso ai clienti impossibilitati a raggiungere fisicamente le sedi del Gruppo di collegarsi in streaming con i tecnici in-house e portare a termine le procedure di collaudo».
Quale sarà il vostro prossimo investimento?
«Noi crediamo nella necessità di puntare sulla formazione. I tecnici del futuro non faranno più compiti ripetitivi, affidati piuttosto ai robot e agli algoritmi dell’Industria 4.0. Saranno professionisti con competenze più vaste di quelle richieste in passato e in possesso di soft skills e capacità di decision making. Investire sulla loro formazione vuol dire investire sull’azienda che verrà».
In che modo?
«Abbiamo creato il Talent Garage, una Academy interna che si rivolge a diverse categorie con diversi strumenti: percorsi di ingresso personalizzati per i neoassunti, master per i talenti interni, formazione continua per tutti i collaboratori. Talent Garage inoltre si rivolge ai clienti per la formazione tecnica sugli impianti. Di due progetti, in particolare, andiamo fieri».
Di che si tratta?
«Nel primo semestre del 2020 abbiamo avviato un corposo programma di formazione insieme alla Bologna Business School, la scuola di management dell’Alma Mater Studiorum, che permetterà a 34 collaboratori di ottenere, alla fine di un corso di 15 mesi, il conferimento del master in Business Administration (MBA). L’obiettivo di questo progetto, che non si fermerà con la prima edizione, è formare a tutto tondo i prossimi manager della Packaging- Valley emiliano-romagnola. Abbiamo inoltre inaugurato le borse di studio Massimo Marchesini, che permetteranno di sostenere economicamente la formazione dei talenti futuri».

Aziende

Bolognesi

Il fatturato del Gruppo è di 430 milioni (dati 2019), mentre i dipendenti sono 2.000 tra sedi italiane ed estere.

Servizio completo

L’obiettivo del gruppo Marchesini è replicare nel segmento cosmetico ciò che viene fatto nel comparto farmaceutico, ovvero creare intere linee di produzione in grado di eseguire tutte le operazioni richieste dal cliente.

Packaging per i vaccini

Dice l’ad: «Nostre macchine sono presenti negli stabilimenti di un cliente russo che confeziona il vaccino Sputnik e in quelli di un cliente messicano che confeziona il siero di AstraZeneca».

«Più Caviro negli altri Paesi del mondo»

di Marco Principini

Bene l’export per la cooperativa agricola romagnola. «E nel 2021 vogliamo anche incrementare la vendita via internet»

Leadership consolidata nella Gdo, export in aumento e un impegno in sostenibilità sempre maggiore. Il percorso di crescita di Caviro, cooperativa agricola romagnola che rappresenta 12.400 viticoltori in 7 regioni, continua nel solco di strategie concrete e lungimiranti. Il fatturato consolidato del gruppo nell’esercizio chiuso al 31 agosto scorso ha raggiunto una quota di 362 milioni di euro, con un Ebitda di 27 milioni. La composizione dei ricavi è suddivisa tra vino (69%), alcol, mosti e acido tartarico (21%), energia e ambiente (10%). Gli investimenti ammontano a 24,5 milioni. Caviro, con il 10% dell’uva conferita, è la cantina più grande d’Italia e la prima azienda per volumi di vino prodotti del Paese.
Ma quali strategie hanno reso possibile tali performance anche in un periodo difficile come quello attuale?
«I risultati economici – osserva il presidente Carlo Dalmonte – vengono da più lontano, nel senso che avevamo già messo in campo una strategia di investimenti con lancio di nuovi prodotti sia in Gdo che in export. Già per il primo semestre, fino a febbraio (per noi l’anno fiscale inizia a settembre), c’erano proiezioni con numeri eccellenti. Poi è arrivata la pandemia che ha letteralmente travolto le abitudini e le priorità».
Quali contromisure avete adottato?
«Da quel momento ci siamo riorganizzati in sicurezza per dare risposte tempestive a un mercato del vino letteralmente stravolto, soddisfacendo da un lato la domanda di prodotto soprattutto a scaffale da parte del consumatore finale e, dall’altro, garantendo il servizio e l’attenzione alla domanda anche in momenti in cui l’approvvigionamento di materie prime, come ad esempio l’alcol, era un’esigenza reale e urgente».
Quanto hanno inciso gli effetti della pandemia nel boom in Gdo?
«Sin dalle prime fasi dell’emergenza, in Italia si è registrato un trend positivo per il consumo di vino in casa. La grande distribuzione ha registrato diversi cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, molte categorie di base hanno evidenziato trend positivi e tra queste figura il vino confezionato. Nei 12 mesi (dal 31 agosto 2019 al 31 agosto 2020) i consumi di vino sono cresciuti del 3,8% a volume, mentre il dato di fatturato alle casse ha registrato un +4,4%. In questo contesto, Caviro ha confermato la propria posizione al vertice per quota di mercato a volume e a valore, registrando una crescita significativa specialmente nelle vendite dello storico marchio in brik Tavernello, cresciuto del 4,2% rispetto all’anno precedente, attestandosi su una quota di mercato pari al 35,1% del totale segmento brik».
Bene anche l’export. Meglio delle aspettative?
«In merito alle esportazioni, che incidono per un 28% sui ricavi totali del gruppo, Caviro è riuscita a invertire la tendenza negativa registrata dall’intero Paese e, più in generale, da tutti i grandi esportatori, segnando nel mondo vino B2C un significativo +18% rispetto al pari periodo precedente, andando oltre i già ambiziosi obiettivi che ci eravamo dati, peraltro in controtendenza con l’andamento generale del vino italiano: una performance eccellente che ci incoraggia per un futuro ancora pieno di incognite e preoccupazioni».
Nel 2020 non vi siete fermati con gli investimenti. Sarà così anche nel 2021?
«Il 2020 è stato un anno significativo dal punto di vista degli investimenti per il gruppo su diversi fronti: abbiamo migliorato l’efficienza di alcune linee produttive, tra cui il reparto bottiglie e bag in box, settori trainanti nello scenario internazionale, e abbiamo continuato a incrementare la ricerca in ambito sostenibile ad esempio con l’introduzione di nuovi impianti per il recupero della CO2. A marzo 2021 pubblicheremo il secondo bilancio di sostenibilità che includerà tutti gli obiettivi che l’azienda si è prefissata di perseguire in linea con l’agenda Onu 2030. Per il nuovo anno, ci concentreremo inoltre sulla distribuzione dei nostri vini in tutto il mondo incrementando anche il canale di vendita e-commerce ».
Ci saranno anche novità di prodotto?
«Stiamo per lanciare il nuovo brik classico Tavernello da un litro in una veste completamente nuova e ancora più vicina al consumatore in termini di trasparenza e valori legati alla filiera. Durante i difficili mesi dovuti alla pandemia, i consumatori hanno manifestato una propensione verso i brand ritenuti più affidabili e sicuri e Tavernello ha risposto a questa esigenza».
Come può un’azienda che già pratica l’economia circolare accentuare ulteriormente il proprio impegno in sostenibilità?
«Attraverso un costante e crescente lavoro di ricerca e innovazione nell’ambito della sostenibilità volto a generare valore reale e condiviso: per le persone, per il territorio, per il pianeta. Tra i traguardi più significativi del 2020 c’è il raggiungimento dello standard Equalitas, un’importante certificazione di sostenibilità assegnata da Valoritalia che attesta l’efficacia del modello di economia circolare che perseguiamo in tutte le fasi della filiera produttiva. Caviro inoltre crede alla possibilità di trasmettere una nuova cultura della consapevolezza che contribuisca a formare una coscienza collettiva di responsabilità. In quest’ottica abbiamo di recente lanciato ‘Innesti – Storie di Sostenibilità’ – www.innesti.com –, un e-magazine trimestrale che raccoglie le migliori buone pratiche nazionali e internazionali sul tema sostenibile. Dietro la metafora dell’innesto, il magazine individua volti e testimonianze, progetti, ambiti di ricerca, tendenze ma anche la responsabilità di una grande scommessa: creare qualcosa che ancora non esiste».


Con Extra affari anche nel settore dell’alcol

«Da marzo la pandemia ho ha reso prezioso e introvabile: abbiamo risposto alla forte domanda»

Caviro è in prima linea per la promozione di un modello di produzione sostenibile e a basso impatto ambientale, economico e sociale.
La divisione Caviro Extra, che detiene posizioni di leadership nella produzione di acido tartarico naturale e alcol, guida l’innovazione nella ricerca e sviluppo di prodotti ottenuti dalla valorizzazione degli scarti derivati dal mondo agroindustriale.
«I risultati positivi del gruppo – spiega il presidente Carlo Dalmonte – sono dovuti anche al buon andamento di Caviro Extra. Dal mese di marzo 2020 la pandemia ha reso l’alcol prezioso e introvabile e Caviro Extra è riuscita ad aumentare rapidamente e significativamente la propria produzione, trasformando così un momento di difficoltà in occasione di resilienza e solidarietà verso la comunità.
Tale ‘reazione’ ci ha permesso di rispondere all’improvvisa e fortissima domanda ma anche di contribuire direttamente con donazioni alle farmacie del territorio, alla protezione civile e ad altri enti e associazioni locali.
Una risposta non solo immediata ma anche innovativa, che ha lanciato sul mercato un liquido detergente e igienizzate con formulazione specifica per le mani: un prodotto ottenuto dai sottoprodotti della filiera vitivinicola.

Aziende

Scenario

«Nonostante l’emergenza abbiamo avuto una crescita delle vendite»

Senza sosta

«Abbiamo migliorato l’efficienza di alcune linee produttive e investito in ricerca»

«Una scommessa vinta grazie al territorio»

di Simone Arminio

Giovanni Baldacci, presidente di Arca spa, titolare di supermercati al dettaglio e all’ingrosso: «Abbiamo puntato sulla fidelizzazione»

Fondata nel 1972 a Cesena, Arca Spa è un’azienda che opera nel mondo della grande distribuzione su due canali. Quello al dettaglio, con insegne storiche nelle nostre città come Famila, Famila Market A&O, e quello all’ingrosso, che invece è affidato ai punti vendita a insegna C+C Cash&Carry.
Giovanni Baldacci, presidente di Arca spa, il 2020 è stato un anno difficile per tutto il mondo e per tutti i settori merceologici, che ha visto la grande distribuzione spesso in prima linea. A voi com’è andata?
«Per quanto ci riguarda l’anno che si è appena chiuso abbiamo registrato andamenti contrastanti. Come era prevedibile che fosse, i Cash&Carry, che si rivolgono principalmente al canale dei ristoranti, degli alberghi e del catering, il cosiddetto settore ho.re.ca., ha fatto registrale una flessione, seppure modesta».
La distribuzione al dettaglio ha compensato questa mancanza?
«Ampiamente, per fortuna, con dei risultati in crescita per le differenti tipologie dei nostri punti vendita. Sia le piccole che le grandi superfici, infatti, sono cresciute in termini di fatturato. La somma di questi due nostri ambiti aziendali si è compensata a vicenda e ha fatto sì che per il mondo di Arca spa il 2020 si sia potuto chiudere in complesso positivamente».
Su quali punti di forza si è giocata la vostra partita?
«Il nostro risultato è frutto anche e soprattutto di una forte fidelizzazione che esprimono i nostri consumatori e che si è creata negli anni, oltre che in virtù dell’offerta commerciale, anche grazie ad importanti progetti ed iniziative di coinvolgimento».
Ce ne citi qualcuna.
«Tra tante di sicuro ’La tua ricetta’, un progetto che ha saputo creare un rapporto diretto e di familiarizzazione con i nostri clienti, dando vita ad una vera e propria comunità, con un sito e una pagina Facebook dedicati, dentro le quali gli appassionati di cucina hanno potuto scrivere e inviare le loro ricette tradizionali o anche delle ricette innovative, legate al territorio marchigiano e romagnolo nei quali siamo presenti».
Le iniziative si misurano in numeri.
«Il successo di ’La tua ricetta’ poggia su cifre record come 270.000 utenti del sito e i circa 140.000 fan sul social network Facebook».
Come mai puntare sulle ricette della tradizione?
«Questo progetto dà espressione al nostro patrimonio culinario locale e dà evidenza alle nostre politiche aziendali, che privilegiano, per quanto riguarda il comparto dei prodotti freschi, ma non solo, i prodotti del territorio a chilometro zero, comunque, i prodotti italiani di qualità. Un’attenzione che si rivolge infine soprattutto ai piccoli produttori».
Perché puntare sui produttori più piccoli e su quelli più vicini?
«La nostra azienda ritiene fondamentale, soprattutto in questo momento storico, sostenere il tessuto produttivo ed economico del nostro Paese, quindi scegliere e proporre prodotti di aziende italiane di qualità. Questa scelta, premiata dai nostri consumatori, è parte costitutiva delle nostre politiche ed espressione dei nostri valori e sarà dunque potenziata nel corso del 2021. Ma in gioco ci sono infine anche dei valori».
Ecco. Quali?
«La etica ci impone di scegliere sempre i partner che operano nell’alveo della legalità, quali ad esempio aziende che non ricorrono allo sfruttamento della manodopera. Solo così riteniamo che si possa sostenere un’economia sana e creare vero valore per il nostro Paese, offrendo contestualmente ai nostri clienti il massimo della qualità. Ma il nostro sostegno al territorio non si ferma qui. Nel 2020 infatti abbiamo sostenuto in modo concreto la ricerca della Fondazione Umberto Veronesi e abbiamo aiutato l’ospedale Bufalini di Cesena ad affrontare l’emergenza Covid-19».
Qual è lo scenario economico che si prospetta per il 2021r?
«Ad oggi e con una situazione legata alla pandemia estremamente fluida, non è possibile avventurarsi in previsioni. Posso però anticipare per quel che riguarda Arca che procederemo coi nostri progetti di espansione che prevedono, indicativamente entro metà dell’anno, l’apertura di un nuovo supermercato Famila in Romagna e l’apertura di due Cash &Carry, uno nelle Marche e l’altro in Provincia di Ferrara».

Aziende

Il bilancio è positivo

«La flessione nella vendita all’ingrosso è stata mitigata dai supermercati»

La sfida per il 2021

«Non possiamo dire come sarà, ma non interrompiamo i progetti di crescita»

«Chiusi in casa abbiamo riscoperto la cucina»

di Maurizio Gennari

Valter Scavolini, fondatore dell’azienda pesarese: dopo il lockdown c’è stato un rimbalzo, è tornata la voglia di migliorare l’arredamento

«I miei timori? Riguardano qesta pandemia perché ho paura che i tempi si possano trascinare a lungo. Più del previsto, guardando soprattutto i dati riguardanti i tamponi che vengono effettuati. Ho timore che si possa arrivare anche a fine anno», dice Valter Scavolini, fondatore assieme al fratello Elvino, dell’omonima azienda di cucine di Pesaro.
Ma il settore dell’arredo è stato uno di quelli che ha avuto rimbalzi importanti. O no?
«Sì, questo è vero, anche se onestamente a maggio-giugno dello scorso anno i timori erano tanti. Invece c’è stato un rimbalzo».
Dovuto a cosa?
«Forse dovuto al fatto che durante il primo periodo del lockdown le persone sono state costrette a restare dentro casa, per cui hanno un po’ tutti scoperto le cose dell’arredamento che non andavano. E sotto questo profilo la cucina è stata quella che ha avuto un rimbalzo maggiore, anche perché i ristoranti erano chiusi e quindi è stata la cucina l’area della casa che la gente ha vissuto maggiormente e questo ha fatto scoprire tutte quelle cose che non andavano».
E cosa chiedono e chiedevano i clienti?
«Si guarda molto all’estetica, alla funzionalità ed anche alla tecnologia, perché ormai le cucine sono anche programmabili. Non dico che cuociono anche, ma poco ci manca».
Recuperato anche il blocco totale dei due mesi lockdown sotto il profilo dei fatturati?
«Direi che rispetto al 2019 siamo sotto di solo qualche punto in percentuale per cui è andata bene. Abbiamo fatto un grande recupero e di questo devo dire grazie anche a tutti i dipendenti (700, ndr), perché per smaltire gli ordini hanno lavorato fino al 30 di dicembre. Due mesi di fermo produttivi hanno inciso tanto, se poi si pensa che non si lavora sull’arco di 12 ma su 10 tenendo conto delle feste, ferie e via dicendo. E due mesi su 10 incidono, hanno una incidenza alta».
I possibili, ma non auspicabili, tempi lunghi nel settore dell’arredo, cosa implicano?
«Il fatto che la gente si muove meno, c’è una maggiore attenzione, c’è paura. Non solo da noi, ma anche all’estero. Se poi uno pensa, anche se le tecnologie stanno venendo in soccorso, che nemmeno il personale non può più viaggiare, i problemi si fanno sentire. Per questa ragione bisogna uscire presto da questa situazione».
Aprite l’anno con l’apertura di cinque nuovi negozi monomarca Scavolini in Italia. Questo è un segnale di ottimismo…
«Sì, è vero, ma sostanzialmente il numero delle rivendite e degli store sono in equilibrio nel tempo, perché poi anche i negozi dell’arredo, un po’ come in tutti i settori a partire dall’abbigliamento, con questa crisi si sono visti costretti a chiudere. Diciamo che fra quelli che si vanno ad aprire e quelli che invece chiudono, c’è una compensazione».
E il mercato estero quali tipi di risposte sta dando? L’effetto casa mia si è fatto sentire anche sugli altri mercati?
«Diciamo che il fenomeno che ha portato le persone a guardare con maggiore attenzione la casa e quindi il vivere quotidiano, si è fatto sentire più da noi che nei paesi esteri. Si lavora sull’estero, ma la situazione non è bella. Basti pensare a quello che sta accadendo negli Stati Uniti. Per cui è fondamentale arrivare ad una vaccinazione allargata il più possibile. Anche dai 50enni in su. Ma ripeto ho delle perplessità almeno alla luce delle vaccinazioni che stiamo facendo noi. E io non sono pessimista. Anzi».
Un attimo allo sguardo sul futuro: da fine marzo termina il blocco dei licenziamenti. Cosa succede? Meno soldi e meno spese?
«Io sono contrario a dare i soldi alle persone per non fare nulla. Io spero che questi governanti facciano le scelte giuste investendo nelle infrastrutture e nelle opere pubbliche. Fattore questo che potrebbe andare a compensare, o ad attenuare, gli effetti che ci saranno per le uscite dei dipendenti in acceso nelle aziende. Perché è possibile che ci saranno industrie che si ritroveranno con un esubero di personale. Per questo sono contrario al principio di dare i soldi per non fare nulla. Fossero anche mille euro al mese ma vanno dati per lavorare, perché poi la gente è impegnata per tutto il giorno».
Ad uno dei grandi imprenditori delle Marche la domanda è d’obbligo: dicono che i problemi che sono nati all’interno di Confindustria sono dovuti al fatto che i vecchi leoni non frequentano più?
«Ma che discorso è questo. Io ho ormai 80 anni per cui a seguire le vicende confindustriali ci sono i figli».
Il finale di questa storia non bella qual è?
«Che si era partiti all’inizio per fare una Confindustria unica regionale, ma questo non è accaduto. E quella è la soluzione e cioè una Confindustria che unisca tutte e cinque le province marchigiane».

Aziende

Gli ordini da smaltire

«Rispetto al 2019 siamo sotto di solo qualche punto in percentuale per cui è andata bene. Abbiamo fatto un grande recupero e di questo devo dire grazie anche ai 700 dipendenti, perché per smaltire gli ordini hanno lavorato fino al 30 dicembre»

Lo stop produttivo

«Due mesi di fermo produttivi hanno inciso tanto, se poi si pensa che non si lavora sull’arco di 12 ma su 10 tenendo conto delle feste, ferie e via dicendo. E due mesi su 10 incidono, hanno una incidenza alta».

«Sostenibilità e sviluppo sono le priorità»

di Vittorio Bellagamba

Fileni Alimentare Spa, l’amministratore delegato Roberta Fileni: crediamo nella ‘marchigianità e nei valori del benessere e del buon vivere

La sostenibilità può diventare estremamente importante per accompagnare lo sviluppo di un’azienda. Un esempio in tal senso è senza dubbio la Fileni Alimentare SpA terzo player nazionale nel settore delle carni avicole e leader in Italia nelle carni bianche da agricoltura biologica. Alla base dell’eccellenza Fileni c’è una peculiare combinazione di innovazione e tradizione: un connubio che da una parte consente all’azienda di ampliare l’offerta in linea con le esigenze e le preferenze dei consumatori, ma che dall’altra presuppone scelte di fondo nette e rigorose come il no tassativo a carni separate meccanicamente, Ogm, conservanti, olio di palma e l’indirizzo verso prodotti a basso contenuto di grassi.
Roberta Fileni, vicepresidente e amministratore delegato di Fileni Alimentare Spa, spieghi il successo dell’azienda ‘visionario con i piedi piantati a terra.
«Il nostro modello di sviluppo origina dal rispetto per il territorio in cui la nostra azienda è nata e che – da sempre – è la nostra casa. Le Marche sono sempre state e sempre saranno il fulcro di ogni nostra scelta di sviluppo: la marchigianità e i valori di benessere e buon vivere che da sempre essa porta con sé sono parte integrante del nostro Dna. Abbiamo programmi di crescita ambiziosi, sempre nel rispetto della sostenibilità ambientale e del benessere animale e vogliamo poterli sviluppare qui, nel territorio che amiamo».
Come si coniuga in azienda la sostenibilità con lo sviluppo?
«Per Fileni, sostenibilità e sviluppo sono due aspetti che non possono esistere separati l’uno dall’altro. Il nostro impegno sulla sostenibilità è quotidiano e coinvolge ogni aspetto della filiera: dai campi sui quali coltiviamo le materie prime per i mangimi (che coltiviamo con tecniche di agricoltura rigenerativa) alla gestione della logistica passando per i continui efficientamenti dei nostri stabilimenti e per la gestione virtuosa dei sottoprodotti. Ma per Fileni la sostenibilità si estende oltre le mura degli stabilimenti e coinvolge la ricerca sul packaging. Due esempi dei quali siamo particolarmente orgogliosi: l’ecovassoio in cartoncino (dedicato alla linea Fileni BIO), prodotto con carta proveniente da foreste gestite in maniera responsabile che può essere smaltito nella carta e il packaging dedicato ai nostri prodotti tradizionali allevati senza uso di antibiotici prodotto con innovative bioplastiche».
Ci può raccontare l’azienda attraverso i numeri?
«Abbiamo recentemente presentato il nostro ultimo bilancio di sostenibilità, per la prima volta certificato. È un bilancio del quale siamo molto orgogliosi e che ci racconta nel dettaglio sotto ogni aspetto. Sarebbe difficile riassumerlo in poche righe, ma – in estrema sintesi – potremmo dire che Fileni è una grande famiglia che occupa più di 3000 persone (tra dipendenti e indotto) che nel 2019 ha generato un fatturato di 452 milioni di euro, in crescita costante anno dopo anno. La nostra filiera si compone di 7 stabilimenti e di oltre 250 centri di allevamento. Per gestire una tale complessità, il nostro team lavora giorno dopo giorno con passione e competenza e con l’unico obiettivo di portare sulla tavola degli italiani prodotti sempre più buoni e unici».
Quali sono state le conseguenze dell’emergenza sanitaria?
«Il periodo che abbiamo attraversato – e che stiamo attraversando tuttora – ci ha messo di fronte a sfide che non avremmo mai immaginato e che ci hanno costretto a ripensare dalle fondamenta il nostro modo di lavorare. Abbiamo investito per modificare radicalmente il layout produttivo, in modo da garantire la massima sicurezza per tutti i nostri collaboratori. Tengo però a sottolineare che durante l’emergenza sanitaria, tutto il personale Fileni si è comportano come una grande famiglia che si stringe in un momento di difficoltà. Tutti i nostri collaboratori hanno dimostrato un fortissimo senso di responsabilità: è solo grazie a loro che siamo riusciti a garantire il servizio, rifornendo i banchi dei supermercati di tutta Italia anche nei momenti più difficili di questa pandemia ».
Come state introducendo l’innovazione digitale nella distribuzione dei prodotti?
«L’innovazione digitale è sempre stata una priorità per Fileni. Il 2021 sarà per noi un anno di grandi cambiamenti sul fronte della social media strategy. Stiamo lavorando ad un restyling completo di tutti nostri canali social, coinvolgendo influencer e brand talent in un percorso di crescita e consapevolezza attorno al brand Fileni. Instagram diventerà il fulcro della nostra comunicazione digitale: una comunicazione che avrà come obiettivo l’attestazione di Fileni come brand di riferimento nel mondo del benessere e della sostenibilità».

Aziende

Il bilancio

«Nel 2019 abbiamo generato un fatturato di 452 milioni, crescita costante»

L’emergenza sanitaria

«Abbiamo investito per modificare il layout produttivo e garantire sicurezza»

«La sfida sarà investire nella digitalizzazione»

di Vittorio Bellagamba

Giessegi Industria Mobili, il presidente Miccini: servirà a migliorare tutte le fasi dei processi aziendali guadagnando competitività

Le splendide colline maceratesi sono l’habitat di molte storie imprenditoriali di successo. Tra queste merita particolare menzione la Giessegi Industria Mobili Spa che ha sede ad Appignano e che è oggi una realtà industriale tra le più significative del settore dell’arredamento internazionale. Un’industria con un patrimonio di conoscenza e cultura nel campo dell’arredamento. Una produzione tipologicamente completa che porta con sé la concezione progettuale di una «filosofia Giessegi», stilisticamente coerente in ogni sua componente. Camerette, letti e guardaroba, mobili per living, ufficio e contract, un “global project” che si declina in ogni situazione architettonica grazie all’eccezionale versatilità dei sistemi flessibili e vincenti.
Gabriele Miccini, presidente del consiglio di amministrazione, spiega le strategie di sviluppo della Giessegi?
«L’azienda negli ultimi due anni ha sostenuto un piano di investimenti di circa 15 milioni di euro con l’obiettivo di ottimizzare l’efficienza produttiva ed internalizzare una parte delle lavorazioni che venivano eseguite esternamente, ha inoltre avviato una serie di collaborazioni volte ad aumentare la presenza dei prodotti Giessegi sui mercati esteri ed ha incrementato gli investimenti in comunicazione per aumentare la notorietà del marchio».
Quali sono gli impatti che sta generando nel vostro settore e di conseguenza nella vostra azienda l’emergenza pandemica?
«Come prevedibile dal mese di ottobre l’inserimento di misure restrittive ha generato una riduzione notevole degli ordini di vendita, i negozi di mobili dove la maggior parte delle vendite avviene tramite appuntamento, con scarsa probabilità di creare assembramenti, sono stati chiusi nelle zone rosse, aperti con moltissime limitazioni nelle zone arancioni ed aperti con limitazioni nei parchi commerciali nelle zone gialle. Chiaramente il prolungamento di queste misure restrittive non farà altro che peggiorare le previsioni di vendita nei prossimi mesi con conseguenze negative inevitabili sul livello occupazionale. Ci aspettiamo maggiore accortezza da parte degli organi competenti nel valutare le attività che possono rimare aperte, chiaramente rispettando le misure di distanziamento con l’intento di salvaguardare il tessuto produttivo del paese».
Può descrivere la Giessegi attraverso i dati dell’azienda?
«La Giessegi si sviluppa su tre stabilimenti produttivi con una superficie complessiva superiore ai 100 mila metri quadrati, il fatturato supera i 120 milioni di euro ed occupa circa 600 dipendenti con un indotto che impiega più di 1000 lavoratori».
Oltre al mercato nazionale potete spiegare le prospettive legate alle esportazioni?
«L’export pesa circa il 10% del fatturato, molti paesi stranieri hanno avuto periodi di lockdown più brevi rispetto ai nostri, i negozi di arredamento sono rimasti quasi sempre aperti garantendo una certa continuità di ordini. Il Made in Italy rimane sempre un valore aggiunto anche se è sempre più complicato competere su un mercato globale con paesi che hanno costi di produzione molto più bassi dei nostri. Gli investimenti sostenuti in alcuni mercati ci fanno essere fiduciosi sulla prospettiva di incrementare il fatturato export fino al 20% dei ricavi complessivi nel medio termine».
Come state innovando l’azienda attraverso la digitalizzazione?
«Siamo sempre stati molto attenti a migliorare i processi interni con la digitalizzazione, dalla fase di ingresso dell’ordine fino alla gestione interna dei carichi di produzione, programmazione e controllo. La sfida dei prossimi anni sarà proprio legata agli investimenti in termini di digitalizzazione volti a migliorare tutte le fasi dei processi aziendali con l’obiettivo di guadagnare competitività sul mercato».
Lo sviluppo dell’azienda si coniuga con i temi della sostenibilità?
«L’azienda da sempre mostra grande sensibilità al tema della sostenibilità ambientale fortemente convinta del valore aggiunto generato dall’implementazione di misure eco-sostenibili. Siamo stati tra i primi a dismettere le caldaie a trucioli e ad inserire caldaie a metano, più performanti dal punto di vista ambientale, siamo passati all’utilizzo di vernici ad acqua (non inquinanti) quando nel nostro settore vengono ancora utilizzate principalmente vernici a solvente (molto più inquinanti) ed abbiamo un impianto fotovoltaico da circa un mega che alimenta una parte degli impianti produttivi».

Aziende

Le strategie

L’azienda ha investito 15 milioni di euro per ottimizzare l’efficienza produttiva

Lo sviluppo

Grande sensibilità verso la sostenibilità ambientale e le misure eco-sostenibili

«Bper è sempre più vicina alle imprese»

di Gianpaolo Annese
Modena

Rossetti, vice direttore vicario della banca, spiega l’attività dei Centri dedicati alle realtà che fatturano più di 10 milioni di euro

Per le aziende il mondo è cambiato nel giro di pochi mesi e Bper Banca sta cercando di incrociare velocemente le nuove esigenze, ampliando ulteriormente e diversificando l’offerta: dall’attività ordinaria di erogazione del credito a una vasta gamma di prodotti e servizi. Per fare un esempio, a fronte di una richiesta di specializzazione sempre più elevata, l’Istituto ha avviato a novembre l’attività di 21 Centri imprese e oltre 20 uffici satellite su tutto il territorio nazionale (in cui operano esperti nella gestione di realtà aziendali complesse), dedicati alle aziende con un fatturato superiore a 10 milioni.
«L’adozione di un modello di servizio specifico per le imprese – spiega Stefano Rossetti, vice direttore generale vicario di Bper Banca – assicura ai clienti un rapporto personalizzato e un’attenzione particolare per trovare risposte puntuali a tutte le necessità, anche quelle più articolate che richiedono l’intervento di professionisti specializzati».
La riorganizzazione, inoltre, fa parte di un più ampio progetto strategico che consentirà alla rete delle filiali nei territori di focalizzare ulteriormente l’attenzione sui privati e sulle attività di small business.
A questi Centri imprese se ne aggiungeranno nei prossimi mesi altri, nei nuovi territori di insediamento di Bper dove la presenza di aziende è più rilevante.
«Siamo una banca tradizionale e vogliamo mantenere questa modalità, che ci ha condotto lungo i 153 anni della nostra storia – spiega ancora Rossetti –. Oggi però il mercato richiede un livello di specializzazione sempre più elevato, con riferimento in particolare al segmento imprese. Ecco perché abbiamo deciso di adottare una modifica del nostro modello distributivo che ci consente di fare fronte con la massima efficienza alle esigenze più specifiche. Crediamo che la situazione attuale dei tassi – che rimarranno negativi per un tempo abbastanza lungo – e la pandemia in corso, necessitino di un approccio al mondo imprese più qualificato e più diretto».
Grazie al nuovo modello l’Istituto conta di poter offrire assistenza qualificata nei Centri imprese a oltre 20 mila aziende in tutta Italia.
«Vogliamo essere banca partner con servizi sempre all’altezza – osserva ancora Rossetti – vicina alla clientela nell’affrontare le sfide e nel realizzare i progetti, soprattutto in questa fase complessa. L’obiettivo è sostenere non solo la gestione ordinaria, ma anche i momenti cruciali nella vita dell’impresa, esplorando gli ambiti più innovativi. Ci impegniamo a farlo contando su un’organizzazione capillare che ritengo assolutamente all’altezza del compito, grazie alla centralità del fattore umano e alla qualità della relazione basata sulla fiducia, caratteristiche che contraddistinguono il Gruppo Bper».
Sempre in ambito corporate un altro degli esempi di successo del Gruppo è rappresentato da Bperestero, modello lanciato nel 2015 per supportare le imprese nei loro percorsi di internazionalizzazione, che si fonda su tre elementi: il portale Bperestero. it, con soluzioni, informazioni e consulenza per definire cosa e dove esportare, gli ‘specialisti estero’, professionisti capaci di offrire consulenza di alto livello, e infine un network di consulenti pronti ad approfondire le opportunità e a costruire una strategia per lo sviluppo del business nei mercati esteri. Non solo aziende, comunque. Nuovi strumenti sono sempre più apprezzati anche sul fronte privati, famiglie e assicurazioni sulla salute. La penetrazione dell’Istituto nel settore dei mutui residenziali è più alta rispetto alla quota di mercato complessiva, «segno che il mercato ne apprezza l’offerta».
Ai tradizionali mutui, Bper affianca altri servizi qualificati: Bibanca, società del Gruppo attiva nel credito al consumo e nella monetica, gestisce oltre due milioni e mezzo di carte di pagamento e uno stock di impieghi di 1,3 miliardi sotto forma di prestiti personali, cessioni del quinto e carte rateali. Nel perimetro Private e Wealth Management il servizio alla clientela è assicurato valorizzando tutti gli investimenti che nell’ultimo Piano industriale il Gruppo Bper ha realizzato coinvolgendo le fabbriche prodotto Arca Fondi e Optima SIM e la partnership con BlackRock per la piattaforma di consulenza Aladdin Wealth. A seguito del forte sviluppo del settore Bancassicurazione è stato recentemente avviato il modello ‘Assurbanca’ che prevede, grazie a un accordo distributivo con UnipolSai, la promozione di prodotti assicurativi nelle filiali del Gruppo Bper e di prodotti bancari nelle agenzie di UnipolSai Assicurazioni.
Bper si consolida così come realtà con una lunga storia: nasce come Banca popolare più di 150 anni fa e oggi il Gruppo è il quinto in Italia per totale attivo e numero di sportelli. Dopo l’offerta pubblica di scambio del Gruppo Intesa Sanpaolo su Ubi, Bper Banca ha siglato un accordo per rilevare 486 filiali e 134 punti operativi, concentrati in particolare nel Nord Italia. Con questa operazione l’Istituto con sede a Modena acquisirà circa 1,4 milioni di nuovi clienti e diventerà, entro febbraio, il terzo Gruppo bancario italiano per numero di sportelli (complessivamente circa 1.900), aumentando il totale attivo da 88,6 a circa 117 miliardi, con oltre 5mila nuovi dipendenti.


Nuova direzione dedicata ai clienti delle Marche

Lettere e sito internet per moltiplicare i canali di contatto e spiegare il passaggio

A seguito dell’acquisizione di un ramo d’azienda dal Gruppo Intesa Sanpaolo, Bper Banca decuplica il numero delle filiali nelle Marche, passando da 13 a 130, di cui la maggior parte in provincia di Ancona (44 mentre oggi sono 5), seguita da Pesaro e Urbino (34 mentre oggi sono 2), Macerata (26), Fermo (14) e Ascoli Piceno (12).
Nei nuovi territori Bper offrirà servizi qualificati a imprese e cittadini. Per questo motivo ha deciso di aprire ad Ancona una nuova direzione regionale, con circa 25-30 addetti, e valorizzare le risorse umane nelle filiali rilevate. Ai futuri clienti la Banca sta inviando le comunicazioni ufficiali per dare loro il benvenuto.
La prima lettera spedita a dicembre, necessariamente istituzionale, era completa di tutte le informazioni contrattuali e normative necessarie a spiegare nei dettagli i passaggi contrattuali.
Tuttavia per tradurre in parole semplici e chiare le comunicazioni ufficiali Bper Banca ha realizzato un sito www.bper.it/verso-bper-banca all’interno del quale sono costantemente aggiornate domande e risposte utili. Grazie ai vari canali di contatto, dalle filiali al sito, dal servizio clienti ai social, Bper accompagnerà in maniera semplice e chiara i clienti nel passaggio alla nuova realtà.

Aziende

Obiettivo

«Assicuriamo ai clienti un rapporto personalizzato e attenzioni specifiche»

Impegno

«Crediamo che la situazione attuale necessiti di approcci più qualificati»